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eScholarship
Open Access Publications from the University of California

Lettere di una novizia: la malafede di Piovene tra reinvenzione dei generi e retorica della diplomazia.

  • Author(s): Colucci, Dalila
  • et al.
Abstract

Recensendo nel 1942 Lettere di una novizia, Benedetto Croce ne indicava il sostrato culturale nell’opera Della dissimulazione onesta del trattatista morale del Seicento Torquato Accetto. All’intervento crociano, Piovene elaborava poi un’incisiva e dissimulata risposta, recensendo a sua volta - sul Corriere della sera nel febbraio 1943 - la ristampa dello stesso trattatello curata per Le Monnier da Goffredo Bellonci. Se per Croce la riesumazione del trattato di Accetto aveva un forte significato polemico contro la dittatura fascista, Piovene (che qualche decennio dopo avrebbe individuato nei tempi incerti e coercitivi del ventennio una causa storica alla sua ambiguità umana e politica) in questa occasione rilevava una significativa differenza tra la dissimulazione di Accetto e la propria consuetudine diplomatica, sollevando il problema della malafede: una incosciente “qualità dell’animo”, fondata sulla coesistenza indistinta di inclinazioni contrastanti, che nasconde “anche nel nostro segreto le cose meno degne dell’animo nostro”, consentendo di praticare l’unica forma di bene concessa in un mondo ove vera è solo la dimensione ontologica del male.

Relativismo di giustizia e ingiustizia; problematicità senza uscita; irrisolvibile conflittualità dinamica tra moralità e corruzione; distruzione delle certezze e dell’integra autenticità individuale di fronte a un universo che respinge ogni criterio di misura e non è solidale con l’essere umano, presiedono dunque alla strumentale reinvenzione, nelle Lettere, di due generi narrativi convenzionali, piegati alle ragioni della malafede: la forma del giallo e soprattutto quella epistolare, i cui schemi canonici sono programmaticamente demoliti dall’interno per dare voce alla trasgressiva instabilità di ogni norma etica e letteraria. Delle Lettere il mio articolo propone allora un’analisi prevalentemente strutturale che, senza tralasciarne l’aspetto tematico, ne segua i riflessi e gli sviluppi formali, rivelando la cifrata retorica pioveniana della doppiezza, unica chiave interpretativa sicura del mobile fondale del romanzo.

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