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eScholarship
Open Access Publications from the University of California

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A Journal of Italian Studies Edited by the Graduate Students of the Department of Italian at UCLA

Forbidden Ideas: Controversial Modes of Engagement in the Italian Intellectual Tradition

Issue cover

Front Matter

Introduction

Articles

Excess and Antagonism in Giordano Bruno’s Il candelaio

Giordano Bruno’s powers of memory and his provocative ideas about the infinity of the universe gained him notoriety as an unorthodox thinker throughout the highest intellectual circles of 16th century Europe and inevitably attracted the attention of the Inquisition, which had him burned at the stake as a heretic in 1600. Bruno valiantly defended his ideas and his right to maintain them to the very end. His name, even at a distance of four centuries still creates controversy among scholars.

While recent historical assessments have shed new light on Bruno’s scientific and philosophical works, which are undeniably provocative, can the same be said of his literary works? I intend to explore the radical tendencies evident in his erudite comedy Il candelaio, which is often considered the end of the genre. Among critics there is a general consensus that the work is excessively enigmatic, offensive, and obscene. But the stylistic and thematic excesses that have so aggravated critics are entirely intentional. By including an exasperating number of prologues and an overkill of obscenity, cupidity, false learning, pedantry, and related motifs, Bruno pushed the genre to its ultimate capacities and made a mockery of its “rules”. A quintessential example of his aesthetic philosophy of the extreme and his attitude of antagonism, Il candelaio is entirely in keeping with the workings of Bruno’s mind in general, as evidenced by his other intellectual endeavors which made him a martyr to intellectual freedom.

'Una relazione delle mie calamitati:' La Lettera dalla Prigionia di Ferrante Pallavicino (1641)

«Una relazione delle mie calamitati». La Lettera dalla Prigionia di Ferrante Pallavicino (1641).

Ferrante Pallavicino (1615-1644) concluse sul patibolo avignonese, prima di compiere il ventinovesimo anno d’età, la parabola di contestazione, successo e persecuzioni cui la sua produzione vasta e torrentizia lo aveva condotto. Animo indomabile, eclettico, precoce e dotato di una prosa facile e scorrevole, produsse in poco più di una decina d’anni romanzi, pamphlets, dialoghi e prose diverse animante da una vis polemica corrosiva e implacabile in cui la protesta, la fustigazione dei costumi, dei vizi e dell’ipocrisia della società non risparmiava nessuno: i potenti, i preti, i pedanti, le donne e soprattutto il Papato. Il radicalizzarsi dello scontro personale con la famiglia Barberini e soprattutto con il Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) costarono a Pallavicino una persecuzione senza quartiere culminata con la pena capitale che seguì una prigionia lunga e spietata. Opere quali Il Divorzio Celeste, La Baccinata Antibarberiniana, La Pudicizia Schernita, Il Corriero Svaligiato e La Retorica delle Puttane costituiscono il culmine formale e contenutistico della poetica veemente e dissacrante, oscena e corrosiva, della satira e dello sberleffo dissacratore. Il mio intervento intende fornire un’analisi quanto più possibile ampia e articolata dei contenuti della celebre Lettera dalla Prigionia di Pallavicino (1641) opera complessa e densa dove l’autore rivendica il proprio valore letterario e il diritto alla denuncia delle altrui corruzioni, ipocrisie e nefandezze, in una sintesi elevatissima di senso della giustizia, consapevolezza della libertà narrativa e letteraria, rivolta contro l’arbitrio e la brutalità di chi governa e opprime. Un vero manifesto contro l’ingiustizia e l’oppressione, atto di vibrante protesta contro il secentesco ‘mondo alla rovescia’ e ribellione contro la logica del torto che, come scrisse Manzoni, “non resta che farlo o patirlo”.

Il teatro come denuncia e strumento di espressione del popolo: " I Dialoghi" di Ruzzante e "Morte accidentale di un anarchico" di Dario Fo

In questo saggio, intendo esplorare le connessioni testuali tra I dialoghi di Angelo Beolco (detto Ruzzante) e Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo. Sebbene i due autori siano lontani dal punto di vista cronologico, e vissuti in ambienti socio-politici differenti, essi condividono una visione del teatro come mezzo privilegiato per esprimere la loro critica sulla realtà che li circonda. Attraverso il registro tragicomico della farsa, entrambi gli autori utilizzano il teatro come strumento di denuncia dei potenti e di espressione popolare. Attraverso l’analisi dei testi, intendo dimostrare come Ruzzante non sia solo fonte di tecniche teatrali e di sperimentazione linguistica per Fo, ma anche ispirazione per un costante impegno politico e sociale.

Ruolo dell’intellettuale e 'guerra di posizione:' da Gramsci a Carlo Giuliani, ragazzo

Questo saggio intende riaffermare l’importanza del concetto di “guerra di posizione” per gli studi culturali, e in particolare per l'analisi del documentario contemporaneo, e pertanto ripercorre la genesi del concetto, articolato per la prima volta da Antonio Gramsci nei suoi "Quaderni del carcere", e ne segue lo sviluppo, sia in relazione ad altri elementi chiave del pensiero di Gramsci, sia all’interno degli studi culturali, attraverso l’analisi di alcuni interventi di Stuart Hall.

La guerra di posizione è, per Hall, la metafora politico-militare che Gramsci usa per descrivere la transizione verso uno stato che non ha più soltanto funzione coercitiva, ma esercita una leadership morale ed educativa sui suoi cittadini e quindi non può più essere considerato un’entità fisica da abbattere con un veloce colpo militare, ma deve essere affrontato dispiegando strategie complesse che minino tutti i centri da cui s’irradia la sua egemonia.

Il concetto di guerra di posizione viene poi applicato all’analisi del documentario di Francesca Comencini "Carlo Giuliani, ragazzo", per affermare che l’efficacia di un intervento culturale nella società contemporanea, almeno nei paesi occidentali ad economia capitalista avanzata, può essere misurata in modo proficuo in base al suo apporto alla definizione dell’egemonia, non solo in termini politici, ma in tutti i campi in cui essa si manifesta. Il concetto di guerra di posizione aiuta ad affrontare questo compito perché permette di analizzare i rapporti di potere all’interno delle società da una prospettiva insieme più larga e più profonda e a riconoscere che il potere egemonico non è semplicemente la conseguenza di una determinata situazione economica, o di una struttura, ma è un complesso di relazioni che coinvolge la società nel profondo.

Gramsci's Presence in China

In this paper, I attempt to examine the process of reception of the thoughts of the great Italian thinker Antonio Gramsci in China.

On the one hand, as a founding member and onetime leader of the Communist Party of Italy, Antonio Gramsci is widely regarded as a highly original and influential thinker within the Marxist tradition, and well-known for his theoretical contributions to the Western Communist movements. Obviously influenced by Marx and Lenin, Gramsci also built his intellectual formation upon a number of Italian philosophers: Niccolò Machiavelli, Antonio Labriola, Giovanni Gentile and Benedetto Croce. When Italian Fascism finalized its dictatorship over the country in the 1920s, Gramsci was arrested at Mussolini’s orders and spent nine terrible years in prison, which eventually killed him in 1937. Prison Notebooks, the most significant work of Antonio Gramsci, contains numerous enigmas because of the censorship and the insufficiency of the resource in the prison. Some of these enigmas still remain unsolved by contemporary scholarship.

On the other hand, the People’s Republic of China is the most populous country in the world with over 1.3 billion people. Located in East Asia, China is a single-party state governed by the Communist Party of China after its victory in the Chinese Civil War since World War II. China is unique in the contemporary world for the reason that it is considered to be the largest existing socialist country.

Gramsci’s presence in China is a combination of two particular issues in the development of the modern Communist movement. In order to explore this topic, I have analyzed the existing articles and books published by Chinese intellectuals who intended to introduce the thoughts of Gramsci to China.

Bologna and the trauma of March 1977: the 'intellettuali contro' and their ‘resistance’ to the local Communist Party

In 1977, a new Italian student movement arose which turned itself explicitly against traditional left-wing parties and unions. This reaction can be placed in what Jennifer Burns (2001) has identified as a general ‘withdrawal of [literary-political] commitment to macro-political, left/right-wing ideologies, in favour of micro-political, community-based initiatives’ (1), in the 1970s. This is also reflected in the support the students in 1977 received from left-wing intellectuals who engaged more directly with social problems, especially in Bologna, where a student and sympathiser of a former left-wing, extra-parliamentary group - Francesco Lorusso - had been shot dead by a police officer during clashes, on 11 March 1977. A number of local intellectuals turned against the PCI and the way it had handled and interpreted the incidents of March 1977, and in this article I shall discuss the controversial relationship between these intellectuals and the hegemonic powers in Bologna after the incidents of March 1977.

Liliana Cavani's La pelle: Debunking the Fake Promises of Postmodern Sexual Emancipation and the Silencing Effect of Cultural Oblivion

This essay traces the connections between the zeitgeist of the early 1980s and Cavani’s film La pelle, by putting special emphasis on issues of aesthetics, politics, and sexuality. By recounting the history of the book which inspired the film and by illustrating Cavani’s choices of adaptation, the essay illustrates the Italian director’s rendering of master/slave relationship into the sexual sphere and highlights the transformation of this relationship in late capitalist societies. In addition, by looking at Cavani’s female characters and fetishistic imagery, the analysis demonstrates Cavani’s ability to offer a layered image of Italian women, while pointing to new forms of erotic magnification and racial objectification. Finally, the analysis questions the director’s gaze and her position as a female director in the Italian society of the 1970s and 1980s, also demonstrating that Cavani’s relegation to oblivion is the result not only of her distance from the Italian moral standard but also of her isolation within the increasingly sexist system of Italian Cinema.

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