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eScholarship
Open Access Publications from the University of California

«La patria pericolante»: i romanzi storici del primo Ottocento e la formazione dell’Italia e degli Italiani

  • Author(s): Risso, Roberto
  • et al.
Abstract

Un nucleo di romanzi storici del primo Ottocento italiano, sviluppatisi con e attorno l’apparizione dell’edizione ventisettana dei Promessi Sposi e la quarantana, fornisce un’idea e immagine di Italia come patria di creare liberandola dall’oppressione straniera, dai conflitti intestini, dalle ingerenze altrui. I romanzi storici di Tommaseo, Cantù, Guerrazzi, D’Azeglio sono il fulcro di un’idea e l’espressione di una rappresentazione ideale del nuovo Stato che sta nascendo attraverso moti, associazioni, manovre politiche e relazioni internazionali. Il medioevo della Cacciata del duca d’Atene (Tommaseo 1838 e 1858), dell’Ettore Fieramosca (D’Azeglio 1850), della Margherita Pusterla (Cantù 1838) il cinquecento dell’Assedio di Firenze (Guerrazzi 1836) sono rappresentazioni di momenti fortemente critici, di mutamento e crisi, dialetticamente fertili e concettualmente complessi, ma sono soprattutto modi di rappresentare un presente e un contingente problematico, una transizione complessa, un contrasto fra forze centrifughe.

Il mio contributo vuole confrontarsi con la rappresentazione dei concetti di popolo, di patria, di unità, di lealtà e di tradimento alla luce dell’impegno letterario degli autori risorgimentali, tutti assai attivi anche a livello teorico e politico, e il loro confronto con il modello manzoniano sui temi letterari e patriottici. Vorrei inoltre indagare le diverse forme di rappresentazione del reale e del fittizio nei romanzi in funzione della narrazione storica italiano del primo Ottocento, l’idea di nazione espressa in pieno Risorgimento e proiettata scottianamente in un passato più o meno remoto ma sempre speculare al presente, un presente fluido e problematico ma pur sempre uno dei periodi di maggior fermento e partecipazione della storia dell’Italia moderna. Il medioevo e il cinquecento quindi come specchi (de)formanti del presente, con i costumi, i personaggi, le guerre, gli assedi e le rivolte delle cronache riscritti e rivissuti per educare e formare i patrioti del presente e del futuro, un caso eccezionale di letteratura impegnata.

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